Seconda sosta: Garbatella – La città giardino
Gli inglesi si sa, sono attivi e operosi molto più di noi. Sarà per la pioggia e quel clima orribile, sarà per l’isolamento, sarà perché hanno perso meno tempo in battaglie e più in ricostruzioni, fatto sta che mentre noi facevamo l’Italia e poi anche gli italiani, loro si ponevano il problema di come rendere più vivibili città già industriali già sovraffollate e già inquinate. Verso la fine dell’Ottocento, per esempio, la tradizione inglese e americana del socialismo utopista era stata ereditata dalla fantasia progettuale di Sir Ebenezer Howard, che descrisse il modello di una città ideale in cui l’uomo avrebbe vissuto armoniosamente tra natura e città. Nascevano così le Garden Cities of To-morrow, le città-giardino, piccole comunità autonome, autosufficienti, pensate per salvare le grandi città dal congestionamento e le campagne dall’abbandono. Il modello venne sperimentato nei dintorni di Londra e poi adottato in vari Paesi europei, tra cui l’Italia.
Il quartiere Garbatella, con i suoi lotti e cortili e panni stesi ad asciugare, con le casette dai riflessi pastello e il giallorosso e forza totti, e i vecchietti col cane – o i vecchietti con solo il giornale e il bastone – e i ragazzini che giocano a pallone e le mamme che ‘ah oh – a’ ma’ – ma noi stamo a gioca’, Garbatella avvolta dal frastuono delle chiacchiere e dal silenzio dei suoi giardini, con gli alberghi per gli sfollati e il teatro e i bagni pubblici e le ampie piazze, Garbatella è molto più che un rione di Roma: è la testimonianza di quanto di bello novant’anni fa si faceva in Italia, guardando all’Europa. Buon viaggio.

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